Perché il Kosher piace anche ai non ebrei
Why even non-Jews like kosher food


La cucina KOSHER


I cibi kosher interessano sempre più anche i consumatori non Ebrei: perché?
Indubbiamente affascina la grande enfasi sull'autocontrollo alimentare che gli Ebrei hanno sempre posto a partire dalla proibizione ad Adamo ed Eva di mangiare i frutti dell'Albero della Vita. Le leggi dell'alimentazione ebraica affondano le radici nella Bibbia e vengono osservate dagli Ebrei da più di tremila anni. I principi fondamentali della Kasherut sono illustrati nel Pentateuco e sono definiti statuti, ossia leggi di cui non ci viene data alcuna motivazione comprensibile dall'intelletto. Tuttavia, i rabbini hanno sempre sottolineato il loro ruolo essenziale nella preservazione della vita dell'ebreo.
Osservando la Kasherut, i bambini imparano fin dalla più tenera età il concetto di disciplina, distinguendo tra ciò che è permesso e ciò che non lo è.
Ma ciò che affascina ancor di più è il misticismo che i rabbini del Talmud insegnano e che va al di là di tale esercizio di autocontrollo: mangiando cibo non kosher, si riducono le proprie facoltà spirituali, "interferendo la comunicazione con la propria anima".
Il pensiero chassidico si spinge oltre, spiegando che tutto ciò che mangiamo diventa parte integrante del nostro sangue. E poiché, come dice la Bibbia stessa "il sangue è l'anima", mangiando cibi vietati, cose che Dio ha creato come impure, diventano parte della nostra anima rendendo quindi impuri noi stessi.
Così come una dieta salutare è buona per il corpo, la Kasherut lo è quindi per l'anima. La tavola ebraica è ricca di simbolismi e di richiami religiosi.
Infine, accanto al fascino che la Kasherut esercita anche su i non Ebrei, molti ricercano nel marchio Kosher una garanzia di qualità, genuinità e purezza che i rigidi controlli assicurano.

Non-Jewish consumers are increasingly interested in kosher food: why?
People are undoubtedly fascinated by the great emphasis Jews have placed on controlling their diet, beginning with Adam and Eve, who were prohibited from eating the fruit from the Tree of Life. Jewish dietary laws have their roots in the Bible and have been observed by Jews for over three thousand years. The basic principles of kashrut are laid out in the Pentateuch and are defined as statutes, or laws for which we are not given any intellectually comprehensible motivation. Nevertheless, rabbis have always reaffirmed the essential role of these laws in the preservation of Jewish life.
Observing kashrut, children learn the concept of discipline at an early age, distinguishing foods that are permissible from those that are not.
But what is even more intriguing is the mysticism taught by the Talmudic rabbis, which goes beyond the exercise of self-control: eating non-kosher food diminishes the spiritual faculties, “disrupting communication with a person’s own soul”.
Hassidic thought goes even further, explaining that everything we eat becomes an integral part of our blood. And if, as the Bible itself says, “blood is the soul”, when we eat forbidden foods that God has created as impure they become part of our soul, making us impure as well.
Therefore, just as a healthy diet is good for the body, kashrut is good for the soul. The Jewish dinner table is rich in symbolism and religious references.
Lastly, in addition to the fascination that kashrut holds for non-Jews, many look to the kosher imprimatur as a guarantee of the quality, authenticity and purity that the strict rules ensure.